La Visione

 

 

Siamo stati  chiamati da Dio, tutti noi, ancora prima che ci rendessimo conto della Sua Presenza e  della Sua voce.

Come con il giovane Samuele, Dio ha cercato di parlarci da sempre...

Ma,  purtroppo, molti di noi non avevano un Eli a guidarli, ad indicare loro come rispondere alla 'voce'.  

   

Ne sono sempre più convinto.

Ciò che sono - o meglio, ciò che sto cercando di diventare - è ciò a cui Dio mi ha chiamato da sempre, ciò per cui mi ha formato - intessuto - già nel seno di mia madre. ..."Dio che mi aveva appartato fin dal seno di mia madre", scrive l'apostolo(Gal. 1: 15). Ma non era una esclusiva di Paolo, è qualcosa che Dio ha fatto - in vari modi e per diversi fini - su ognuno di noi.   "Quelli che Dio ha preconosciuti...li ha chiamati..."(Rom. 8: 30)

   

Il problema è che, spesso, non Gli camminiamo abbastanza vicino da riuscire a sentirne la voce...non Gli arriviamo abbastanza vicino da sentirlo pronunciare il nostro nuovo nome...oppure, siamo anche riusciti ad arrivargli proprio vicino, magari proprio sul cuore, qualche volta, in una stagione di particolare slancio della nostra vita...ma poi...poi non siamo stati capaci di "rimanere", di conservare e proteggere quella posizione di preziosa intimità...

Magari perchè "chiamati lontano" proprio dal desiderio di " fare cose" per Lui...dimostrando, in tal modo, di non aver compreso l'importanza, anzi la necessità, di restargli vicino, di "continuare" a coltivare la sua Presenza. Per arrivare a conoscere i Suoi progetti per noi e, poi anche, per comprendere "come" ha deciso di realizzarli, in quali "tempi" e per quali "vie". 

Mai "inseguire" il frutto, a discapito della "radice"; se la ricerca del frutto - che pure dobbiamo desiderare - ci porta a trascurare la comunione con la "radice"! (Gio. 15: 4)

 

 

Si, maturando, dimorando in Dio, camminando "con Dio", realizzeremo con sempre maggiore chiarezza, di essere stati chiamati.

Ma anche, che Egli che continua a chiamarci, ogni giorno, ogni notte (e che, quindi, il nostro nome si trasforma - o meglio, si compie - continuamente, giorno dopo giorno, anno dopo anno).

 

 

Si, Dio chiama, chiama ancora.

Le parole del Signore a Geremia, vogliono diventare anche le Sue parole per noi.

Anche noi siamo stati chiamati a sentirci chiamare, a sentirlo parlare, ad udire in noi quelle parole luminose e trasformanti:"Prima che tu nascessi...mentre eri ancora nel grembo di tua  madre...io ti ho conosciuto...ti ho scelto...e ti ho costituito...'(Ger. 1:5).     

Conosceremo anche in cosa Dio ci ha costituiti, chi ci ha chiamati ad essere, in Lui.

 

E, dunque, non basta essere "nati di nuovo". Dobbiamo anche "crescere", fino ad acquisire la consapevolezza del nostro nome ("chi" siamo veramente), della nostra identità, della nostra chiamata (per "cosa" siamo venuti al mondo, e perchè proprio in questa generazione, in questa città)...una chiamata "pensata e organizzata" da Dio fin da prima del nostro concepimento e della nostra nascita.   

   

Si, prima ancora che diventassimo consapevoli di Dio, Egli guidava già i nostri passi... verso il luogo dell'incontro, verso il tempo della Sua chiamata nella nostra vita.  

  

E quanti episodi mi ha fatto ricordare lo Spirito, in questi anni, del mio passato, della Sua presenza al mio fianco.

Come quella sera - avevo cinque o sei anni - ...mi ero smarrito tra gli alberi, dietro casa di mio nonno, in aperta campagna...e piangevo impaurito...quando sentii come una voce chiamarmi, dallo stormire di un albero: "Cammina seguendo il ruscello" ...e mi trovai a casa ( si giunge sempre " a casa", quando segui la voce)!

O quando, d'improvviso - già adolescente - diventavo come estraneo ai miei amici, a quanto mi avveniva intorno...e me ne andavo...con una scusa...e mi appartavo, tante volte nel canneto che era di fronte casa...e là rimanevo...da solo...seduto e nascosto tra le canne...-a  volte finché faceva notte - ...come in attesa...(oggi so di cosa, oggi so di "Chi"...). Era Lui...Lui che mi "chiamava" già. Ma non capivo...non sapevo nemmeno di Lui, di come fosse veramente Lui...e poi, non c'era nessun Eli al mio fianco...).

 O quando, ancora - ormai più che ragazzo - , mentre studiavo o guardavo la tv,  mi veniva all'improvviso come una stretta sul cuore, un forte dolore nel petto...e, insieme, un bisogno di piangere.  E correvo via - sotto lo sguardo perplesso e preoccupato dei miei -  nella stanza più lontana ...e là, disteso sul pavimento, la testa sotto il letto per non farmi sentire...gemevo, singhiozzavo....Oggi so per cosa... oggi so con "Chi".

O le diverse volte in cui - ero già nel ministero - viaggiando verso una comunità o per andare in chiesa, davanti ad un campo di grano, o ad una collina, mi scendeva come una  dolcezza - dolorosa - nel cuore, e il bisogno di fermarmi, di entrare in quel  campo, di salire verso quella collina...verso Colui che mi chiamava dal grano e dalla cima della collina.

Accadeva così che, mentre da ' pastore ', sentivo mio dovere prendermi cura delle pecore, consigliare, insegnare,  nella parte più profonda di me, mi sentivo invece chiamato ad altro, sentivo che il mio cuore tendeva altrove, ad Altro...

   

O come quella volta in cui - era il lontano 1979 -, scendendo dalla Toscana per il Natale,  ammirando le verdi e dolci colline che scorrevano ai lati della strada,  ad un tratto come sempre, ho sentito una benedizione nuova, mai provata prima, venire sul mio capo, per poi toccarmi il cuore, poi le braccia, le mani...Un'esperienza, insieme, dolcissima  e dolorosa...poi un grande amore - non mio-  nel cuore, per quei luoghi...un amore che mi ha portato ad alzare la mano e benedire, a profetizzare la Sua benedizione - la sua volontà di benedire - quelle colline, quei campi, i piccoli paesi che si intravedevano in lontananza(ecco perchè, appena possibile, sono "tornato" in Toscana...)...Poi, di colpo, un pianto, strano, dolcissimo e insieme doloroso, irrefrenabile...che mi ha costretto a fermare l'auto nella prima  piazzola...e là, singhiozzi,  sempre più forti - le Sue onde  d'amore - e gemiti che mi scuotevano il petto e il cuore. Ho realizzato subito che non ero io, che non era mia quella compassione. Ero stato raggiunto ed avvicinato dal grande Intercessore, che, avvoltomi nel Suo mantello, mi stava partecipando il Suo cuore, il Suo amore, il Suo dolore per la solitudine ed il dolore di tanti paesi, di tante città. 

Penso si potrebbe morire, se Dio ci facesse sentire, tutto insieme, il dolore che ci circonda....il dolore che ha dentro.    

   

Tutte queste cose, e tante altre ancora, mi hanno portato a questa convinzione: il mio ministero - ogni ministero? - vive della sensibilità - e della capacità di rispondere- a questi Suoi 'richiami', di come riesce a prendere parte - ad unirsi -  a ciò che è nel Suo cuore.

Oppure si spegne...diventa altra cosa...un ministero religioso...una professione...un' attività  religiosa...

 

   

L'ho realizzato e lo riconosco senza difficoltà: tutte le volte che non sono andato, non ho risposto, il mio ministero si è indebolito, è mutato: l'amore si è indebolito, la visione si è indebolita...e questo mi ha reso incapace di  muovermi, nella chiesa e nell'opera, come invece avrei voluto e dovuto...come Lui avrebbe voluto.

   

Si, riconsiderando il mio passato, credo sia proprio così: tante delle cose che pure Dio mi aveva rivelate e mostrate, non si sono realizzate, perchè, dopo averlo sentito parlare,  non sono riuscito sempre a "tornare", per continuare ad ascoltare, non ho saputo sempre ricordare a me stesso che, dopo aver visto e udito,  dovevo "continuare" ad udire e vedere, che dovevo sempre prendere per saper dare, dovevo guardare di nuovo, ogni giorno,  per riuscire a completare.

Soprattutto, dovevo lasciarmi discepolare - plasmare, trasformare - ancora dalla sua Voce...permetterGli di trasformare ancora  il mio nome

 

Perchè il ministero nasce da Lui, ma poi continua ad aver bisogno di Lui. Ogni giorno. Proprio come fa il tralcio, che ha bisogno di ricevere ogni giorno linfa e forza dalla vite che lo ha generato.

"La nostra capacità VIENE da Dio". E' la dolorosa constatazione - ma anche la coraggiosa confessione - dell'apostolo Paolo.

 

Se non rispondiamo al Suo richiamo, se non andremo, se non sapremo rimanere abbastanza con Lui, non saremo capaci. Il nostro ministero perderà taglio ed efficacia... E non servirà recitare, salire sul pulpito e fare finta - guardiamoci da questo!- che tutto va bene, che tutto è come prima.

 

"Anche se profetizzassi le cose più grandi...anche se conoscessi e condividessi i misteri...anche se parlassi le lingue degli angeli, SE NON HO AMORE,  non giovo (non sono utile) a nulla", avverte Paolo( 1 Cor. 13: 1 e ss.).

 

Il ministero è vivo - ed è vivificante - se opera nell'amore. Ma chi di noi può dire di avere l'amore in se stesso?

Nessuno!

L'amore ci viene dato, mentre stiamo con il Signore, mentre restiamo uniti al Signore - proprio come per il tralcio - mentre contempliamo e "riceviamo" di più in noi, il Signore, Colui che E'  l'Amore...

 

Per questo Egli ci chiama e continua a chiamarci a Sé...Per questo dobbiamo impegnarci, dobbiamo riuscire a fare, della nostra unità con Lui,  la priorità del nostro ministero e della nostra vita.

   

Unirci a Lui!

Non solo credere in Lui, non solo pensare a Lui, non solo lavorare per Lui, ma stare con Lui!

 

 

 

 

 

"Assidui al Tempio"  (Atti 2: 46)

 

 

In questo e da questo - sono convinto - nasceva la forza, la bellezza, la purezza di cuore,  la consacrazione, l'altruismo, lo zelo, della prima chiesa. Da questo, anche, l'amore per le Scritture e per la preghiera. Dall'amore per la "Persona" di Dio, dal rapporto "assiduo" che avevano con Lui. "Noi amiamo perchè  Lui ci ha amati per  primo"(1 Gio. 4: 19).

 

Non si riesce ad amare la chiesa di Dio, se non si è innamorati di Dio, della Persona di Dio. Così, anche, non ameremo e non ci volgeremo alle Scritture - la Sua "lettera" per noi - se non saremo innamorati della Persona che dalle Scritture ci parla. E non sapremo fare le cose che ci chiede - dare il nostro tempo, il nostro servizio, affidarGli i nostri figli, i nostri soldi - se non saremo innamorati di Lui, più che di queste cose.

 

In questi anni, il Signore ha aperto gli occhi a tanti suoi servitori, consumati come noi dal desiderio  di vedere una chiesa consacrata, santa, irreprensibile, e la Sua gloria manifestarsi come un tempo.

Lo Spirito ci ha rivelato tante cose, cose che messe insieme, avrebbero dovuto riprodurre la vita e la bellezza di cui leggiamo in Atti 2. Cose quali: l'insegnamento, la comunione fraterna, gli incontri nelle case. Ed abbiamo risposto a questa indicazione. Ci siamo attivati come meglio sapevamo, certi che così facendo avremmo visto realizzarsi i desiderio del nostro cuore: la crescita spirituale e numerica delle nostre chiese. Pure qualcosa non ha funzionato...

Cosa non ha funzionato e perché?

   

La chimica ci insegna che ogni reazione è il risultato della  corretta combinazione di diversi elementi.

Ma se dosiamo male le quantità, o se dimentichiamo anche uno solo degli elementi previsti...la formula fallisce, non si ottiene il risultato sperato.

 

Ora, io non so se in qualche chiesa si sia sbagliato nel dosare qualche elemento, tuttavia un dato sembra emergere con chiarezza e cioè che, nella  combinazione della nostra formula, abbiamo - senza accorgercene - dimenticato un elemento...e, da quello che ci indica il "Manuale di Chimica Celeste"(la Bibbia), proprio il più importante...quello da cui "nasce" tutto il resto...da cui tutta la formula,  tutti gli altri clementi prendono energia e vita.

 

E qual è questo elemento?

La "vite" , cioè Dio; l'unità - reale, non solo emotiva, non solo teologica - con Dio!

   

I tralci( i nati da Dio) non potranno mai crescere, e non potranno mai produrre nuovi tralci, se non baderanno a restare uniti alla "vite", che dà loro la linfa per continuare a vivere e l'energia per riprodursi.

 

"Assidui al Tempio". Cioè "ogni giorno attenti a ricollegarsi alla vite".

 

Nella sinagoga ci si rapportava con la Parola, con le Scritture. Nel Tempio ci si relazionava con la Persona di Dio, si cercava Dio, ci si prostrava e si benediceva Dio.    

Così "assidui al Tempio" può essere letto come "assidui al Signore", attenti alla relazione con la "Persona" di Dio.

 

I nostri incontri nelle case non avranno mai il calore che vorremmo, se i cristiani non si saranno prima riscaldati alla Presenza di Dio. Non ci sarà mai spontanea condivisione dei nostri beni, se non avremo prima conosciuto -ed apprezzato - Colui che è il bene più importante, la perla più preziosa.

 

Anche alcuni culti di chiesa, non sono inavvertitamente diventati più culti per la comunità, più culti per i non credenti, che culti per Dio?

 

Eppure non è questo che Dio si aspetta da noi, quando veniamo a presentarci davanti a Lui. Ecco cosa si aspetta: "Offrite voi stessi in sacrificio santo A DIO...perchè in questo consiste il vostro culto spirituale". E continua:"...affinché conosciate per esperienza la volontà di Dio per voi"(Rom. 12: 1-2).

 

E' forse per questo - perchè è venuto meno il culto A Dio e PER Dio - che tanti cristiani non arrivano mai a "conoscere" la volontà di Dio per la loro vita, è anche per  questo che non si sentono mai "chiamare" dal Signore?

 

E' possibile. E' possibile che, tutti presi dallo zelo per l'opera per Dio e per i peccatori - verso cui certamente abbiamo la responsabilità dell'annuncio - finiamo per dimenticarci...di Dio, smettiamo di incontrare ed amare la "Persona" di Dio.

   

Sapete, satana è un convincente consigliere (imita lo Spirito Santo), è un grande artefice di strategie spirituali...ma le sue sono strategie menzognere... e fallimentari!

E' bravissimo nel ricordarci e nell'incoraggiarci in tante cose da fare - cose buone ed anche bibliche -...ma al solo fine di farci trascurare, di portarci lontano da quelle  veramente importanti. Soprattutto lontano da quella più importante, Dio.

Egli conosce bene l'avvertimento di Gesù, che invece noi spesso dimentichiamo:

"...il tralcio NON PUO' DA SE' far frutto...il tralcio che non dimora IN ME si secca...perchè senza di ME non potete fare nulla"(Gio. 15: 4-6).

 

Il culto alla "Persona" di Dio, la "frequentazione" spirituale della Persona di Dio, "l'attenzione" e l'onore verso la Presenza di Dio, ecco l'elemento che è venuto mancare,  in tante chiese, in tante vite e, forse, anche in certi ministeri.

Ecco perchè la "reazione" non avviene, ecco perchè il risultato auspicato non si produce. 

 

E non è tanto questione di "tralci", della robustezza dei "tralci". E' prima, e soprattutto,  questione di "vite", di "radice".

Togli via la "radice" dalla vite...e tutti i tralci, per quanto annosi e robusti...si seccano.

Togli via Dio, la vita che viene da Dio, dalla vita di un credente - o di un ministro - e vedrai venire gradualmente meno il suo amore per la chiesa, la sua dedicazione all'opera, la sua capacità di separazione dal mondo e dal peccato.  

 

L'altruismo, l'amore per la Parola e per le preghiere, la testimonianza convincente e  coraggiosa, la capacità di sacrificare i propri beni e la propria vita per Lui - cose di cui leggiamo negli Atti -  non sono da noi e non possono venire dall'uomo.

Esse ci vengono unicamente dal rapporto con Dio, da Colui che ci parla nella Parola e che impariamo ad amare nella preghiera.  Senza passione per la Persona, senza un rapporto fervente con la persona di Dio, tutto perde calore ed attrattiva, anche quello che leggiamo nella Bibbia non ha più lo stesso effetto sul nostro cuore.

E' così che, lentamente, pur continuando ad andare in chiesa e a lavorare per Dio, ci si spegne dentro...

 

 

E' importante che lo realizziamo, noi che desideriamo veder diventare "bella e pura" la nostra chiesa: non è sufficiente l' insegnamento, non è sufficiente la comunione  fraterna, non è sufficiente la preghiera per i perduti. Bisogna guidare di nuovo la chiesa nel Tempio, bisogna che la chiesa riscopra il Tempio, e nel Tempio, la meravigliosa Persona di Dio. Solo dopo questo, quando sarà tornata ad 'amare' Colui che dal Libro le parla, vedremo la chiesa cominciare a fare, e spontaneamente, per desiderio, per gratitudine, tutte le cose che Egli si aspetta da noi.

 

Si, dobbiamo tornare al "primo" comandamento, al comandamento "più grande". E il  comandamento "primo", il comandamento più grande è appunto: "AMA DIO!"(Matt. 22: 37- 38)

 

 

 

 

Ricompaiono i profeti... Perchè?

 

 

Stanno ricomparendo, ad un tratto, in ogni continente, in ogni nazione, dopo anni di

apparente non esistenza. Perchè stanno ricomparendo i profeti e perché - mi sono chiesto - perchè Dio ha deciso di chiamare anche me? Cosa significa questo loro entrare in scena?

Perchè stanno tornando i profeti?

Semplicemente perchè Dio ha deciso di parlare di nuovo alla Chiesa.

 

    I profeti non hanno senso di esistere, se Dio non ha nulla da dire. Più volte, nel Vecchio Testamento, Dio ha parlato attraverso i profeti(Eb. 1: 1), ma per lunghi periodi Dio ha  anche taciuto. La comparsa di un profeta, normalmente significava e significa  che Dio sta per agire. Infatti è scritto che "non fa nulla senza rivelarlo ai suoi servi, i profeti".(Amos 3: 7).

Dio condivide il suo pensiero ai profeti, in primis perchè intercedano per ciò che è stato loro rivelato(Ger. 27: 18; Dan. 9: 3), ma anche perchè lo annuncino - lo profetizzino -  alla Chiesa, e se il Signore lo ordina, anche alla Nazione, alle nazioni su cui ha deciso di operare(Ez. 3: 17; Is. capp. 19, 23).

  

 La comparsa dei profeti è quindi un "segno", il segno che Dio vuole fare qualcosa, e , prima, che Dio vuole dire qualcosa alla sua chiesa.

Su cosa...? 

Io credo, prima, su di Sé...

 

Lasciatemi dire qualcosa sui profeti, su chi sono i profeti, e perchè Dio sta mandando i suoi profeti al Suo popolo.

 

Dio può suscitare un Suo profeta, per varie ragioni e per diversi fini: 

- perchè il popolo si è gradualmente allontanato da quei sentieri di giustizia che  consentono a  Dio di benedirlo(Ger. 2: 17, 3: 13);

- quando Dio vede che il suo popolo ha smarrito la sua forza e la sua bellezza(Ger. 2: 14-16; Lam. 4: 1-2)

- quando il suo popolo perde la sua "vita" interiore, e comincia a vivere di "cisterne"(Ger. 2: 13, 18)

- quando si accorge che il Suo popolo ha smarrito la visione, il senso del proprio nome, la comprensione della propria identità( 1 Pt. 2: 5; 9) e del  proprio destino(Pro. 29: 18a)

- quando c'è un pericolo che lo sovrasta e da cui vuole preservarlo

- o anche, perchè c'è un progetto che ha deciso di realizzare(il risveglio in Italia, la guarigione della nazione Italia), ed ha quindi bisogno di "riavere"( di richiamare a Sè) il Suo popolo - il Suo "corpo" - per poterlo attuare(Cfr. Lc. 1: 76; 3: 4-6).

 

Dio suscita dunque il profeta perchè il Suo popolo:

- torni a sentire la Sua voce

- sia messo a parte dei Suoi progetti

- riceva la Sua testimonianza(apra gli occhi) sulla propria condizione  e sul  proprio cammino(vedi Apoc- Cap. 1, 2 e 3).

  

Ma, prima di questo e più di  questo, Dio chiama e manda il profeta per tornare a rivelare Se stesso, il Suo vero volto, il Suo cuore, il Suo carattere.

 

Il profeta dunque  non è,  come gli indovini televisivi, uno che ha sempre qualcosa da dire, a tutti e su tutto(ricevete con prudenza questi profeti...i profeti chiacchieroni...i sempre ispirati...). Certo, un profeta può anche parlare da parte di Dio, annunciare il futuro di un ministero, portare una parola di rivelazione che sblocchi il cammino di una vita o di una chiesa. Ma ho detto può, non ho detto può sempre e nemmeno che deve. Può. Se ha prima  ascoltato.

 

Chi è dunque il profeta?

Il profeta è, prima, uno che Dio ammette all'intimità,  a conoscerLo intimamente; uno che, in virtù di questa intimità, sviluppa sensibilità alla voce(ed ai silenzi) del Signore; ma di più, il profeta è - dovrebbe essere, mirare ad essere - soprattutto uno che, in virtù dell' intimità concessagli, sa parlare del 'dentro' di Dio, sa condurre il popolo 'dentro Dio' , prima che dentro il Suo progetto.

   

Così - mi sembra - mentre gli altri ministeri sono mandati a (l'evangelista ai perduti; il pastore e l'insegnante ai credenti; l'apostolo ai perduti ed ai credenti) il profeta è invece chiamato a,  chiamato al Signore, a 'conoscere' il Signore, ad 'ascoltare' il Signore, a comprendere e annunciare il pensiero e, soprattutto, a partecipare ai "moti del cuore" del Signore(Ger. 4:19, 31:20; Ezech. 3: 14-15, Os. 11:8b) . Solo dopo, può essere anche mandato da Dio e parlare veramente da parte di Dio(Is. 6: 1-8, 9 ). 

   

 

"Signore, cosa vuoi veramente da me?"

 

 

 

Più volte, nel corso degli anni, ho vissuto dolorosi conflitti, mi sono interrogato su cosa il Signore volesse veramente da me. Adesso credo di avere finalmente chiarezza: Dio mi chiama soprattutto A LUI. Ed in questa direzione, con il Suo aiuto,  spero di riuscire ad orientare i miei prossimi - ...ormai non più tanti - anni di vita e di ministero.

 

 

La Piccola Sion   

 

 

Lo stesso obbiettivo insegue anche 'La Piccola Sion', il piccolo gruppo di adoratori che ha sentito di seguirmi in questa chiamata: dedicarci a Dio, corteggiare Dio, inseguire Dio,  per riconquistarLo, riscoprirLo nella Sua bellezza ed autorità, essere ammessi a far parte del Suo consiglio, dei Suoi progetti, per poter poi  annunciare ciò che Dio è, cosa Dio sta per fare, cosa Dio vuole far sapere alla sua chiesa.  

Il nostro primo obiettivo rimane - e dovremo difenderlo, anche dal nostro cuore - la conquista della 'conoscenza' di Dio e della Sua volontà.

 

Era questa, anche, la forza del primo ministero:"Quello che abbiamo udito... toccato.. contemplato...quello vi annunciamo"(1 Gio. 1: 1, 3). Parlavano, predicavano, insegnavano, ma di ciò che avevano 'udito, toccato, contemplato', conosciuto di Dio.  

 

 

Questo spero diventi "La Piccola  Sion": un luogo di ricerca, e poi di adorazione, di ascolto (e quindi di strategia), di conoscenza del cuore di Dio. E quindi, come naturale conseguenza, un luogo di intercessione, di intercessione vera, intercessione vibrante e sofferta, scaturente non più solo da un appuntamento comunitario ma  dal contatto con il cuore del grande Intercessore, Gesù. Una intercessione che, se arriverà a prendere vita da Lui,  non si arresterà più, proprio come quella del grande Intercessore,  che 'intercede SEMPRE', per tutti noi...(Eb. 7: 25).  

 

Naturalmente tutte queste cose, anche per noi,  sono ancora 'desideri' 'obbiettivi', battaglie  da combattere e vincere, non mete già raggiunte.  

 

Anche per questo chiediamo il vostro sostegno e le vostre preghiere.

Pregate per noi, perchè il Signore del Tempio possa trovarci fedeli alla chiamata che ci ha rivolta: cercarlo nel suo Tempio, per meditare con Lui, per contemplare la Sua bellezza(Sl. 27:4).

 

Ed un Tempio per Lui stiamo anche cercando, un luogo in cui riunirci per adorarLo.

Una struttura, anche piccola per iniziare, ma silenziosa, appartata, che aiuti il raccoglimento, l'adorazione, l'ascolto, l'intercessione.

 

Confidiamo che il Signore ci donerà le possibilità per realizzarlo. 

 

Nel frattempo...continuiamo a raccoglierci intorno a Lui...ad adorarLo...a fare di Lui la nostra fonte di realizzazione e  di vita...perchè se è vero che una struttura adeguata permette cose che non puoi fare in un salotto, è anche vero che nessun locale, nessuna struttura, potrà mai darci quello che solo la sua Presenza sa dare. Amen!

 

Il Signore vi benedica tutti, nelle vostre diverse chiamate.

Pregate per noi, perchè rimaniamo fermi e costanti nella nostra

 

                                                           Con affetto in Lui,

 

Past. Emilio